Lo Studio

L'Avvocato Massimiliano Garofalo considera l'attività professionale come prestazione di un servizio all'assistito finalizzato alla tutela dei primari diritti costituzionalmente garantiti: salute, lavoro, famiglia, libertà individuali e collettive, proprietà individuale e comune.
In particolare, egli affronta le delicate problematiche connesse al diritto sanitario, vale a dire la responsabilità per colpa medica e per errata diagnosi, il consenso informato e, in generale, il diritto alla cura (read more).

Inoltre, il Consiglio Nazionale Forense, in data 22 febbraio 2013, ha deliberato l'iscrizione dell'Avvocato Garofalo nell'Albo Speciale degli Avvocati abilitati al Patrocinio presso la Corte di Cassazione e le altre Giurisdizioni Superiori.

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Ascolta l'intervista rilasciata dall'Avvocato Garofalo ad Enel Radio il 9 aprile 2015

Settori di Attività

Le News

1 SETTEMBRE 2015
MOBBING E RISARCIMENTO DEL DANNO
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 16690/2015 ha stabilito che se il dipendente ha trovato un nuovo lavoro che sia qualificante tanto quanto il precedente, non è contraddittorio da parte dei giudici condannare il vecchio datore di lavoro solo per mobbing e non anche per danno alla professionalità. Nel caso di specie, dopo aver rassegnato le proprie dimissioni per giusta causa, in conseguenza di trattamenti vessatori posti in essere dal proprio superiore gerarchico e sulla base dei quali quest’ultimo era stato poi condannato per mobbing, la ricorrente aveva, in un primo momento, trovato un impiego per lei poco soddisfacente, ma, poi, si era collocata su una nuova posizione di lavoro con trattamento economico e livello di inquadramento definitivo non inferiori rispetto a quelli della posizione che ricopriva alle dipendenze del vecchio datore di lavoro. In presenza di un nuovo lavoro adeguato alle competenze della lavoratrice, quindi, già la Corte di Appello aveva ritenuto non sussistente un danno alla professionalità che potesse aggiungersi al riconosciuto mobbing. Ciò, peraltro, anche in considerazione del fatto che la lavoratrice aveva oltretutto percepito l’indennità di preavviso.

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1 SETTEMBRE 2015
SANZIONI DISCIPLINARI
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 15218/2015, ha stabilito l’illegittimità della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio e dalla retribuzione comminata nei confronti di una dipendente comunale, sia perché, riguardando la contestazione illeciti consistenti nella violazione di prescrizioni strettamente attinenti alla organizzazione aziendale, il Comune avrebbe dovuto provvedere all’affissione del codice disciplinare (statuita dall’art.7 della legge 20 maggio 1970 n. 300), sia perché lo stesso ccnl per il personale degli enti locali dispone che al codice disciplinare deve essere data la massima pubblicità proprio mediante quell’affissione in luogo accessibile a tutti prevista dallo stesso art. 7 della legge n. 300/1970.

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1 SETTEMBRE 2015
INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 15882/2015 ha stabilito che nessuna indennità di accompagnamento spetta all’invalido che, seppur con l'ausilio di un bastone, deambula autonomamente. Gli Ermellini, nel confermare le statuizioni dei giudici territoriali, hanno altresì precisato che ai fini della configurabilità della situazione di non autosufficienza prevista dalla legge, non basta la sola e semplice difficoltà nella deambulazione.

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1 SETTEMBRE 2015
SANZIONI TRIBUTARIE E SUCCESSIONE MORTIS CAUSA
Con la Circolare n. 29/E del 7 agosto 2015 l'Agenzia delle Entrate specifica l'ambito di applicabilità del principio espresso dall'art. 8 del decreto legislativo n. 472/1997, secondo cui l'obbligazione al pagamento della sanzione non si trasmette agli eredi. In sostanza, l'Agenzia rimarca che la disposizione è applicabile anche nelle ipotesi in cui il decesso del contribuente intervenga mentre è in corso il pagamento del piano di rateazione delle somme dovute in base ad un istituto definitorio dell’accertamento (ad es. acquiescenza, accertamento con adesione, definizione dell’invito al contraddittorio, definizione del verbale di constatazione) ovvero degli istituti deflattivi del contenzioso (reclamo-mediazione e conciliazione giudiziale).

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1 SETTEMBRE 2015
FONDO DI GARANZIA DEL T.F.R.
La Corte di Cassazione con sentenza numero 1607 del 28 gennaio 2015 ha definitivamente consacrato il suo orientamento, stabilendo che: “ai fini della tutela prevista dalla legge n. 297 del 1982 in favore del lavoratore, per il pagamento del TFR, in caso di insolvenza del datore di lavoro, il lavoratore può conseguire le prestazioni del Fondo di garanzia presso l'INPS, anche se il datore di lavoro non sia in concreto assoggettato a fallimento (in relazione anche all'ipotesi di esiguità del credito azionato), essendo sufficiente che lo stesso lavoratore abbia esperito infruttuosamente una procedura di esecuzione, salvo che risultino altre circostanze le quali dimostrino che esistono altri beni aggredibili con l'azione esecutiva”.

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1 SETTEMBRE 2015
SEPRAZIONE CONIUGALE ED AZIONE REVOCATORIA
La Corte di Cassazione con sentenza n. 8096/2015 ha deciso sul caso di un ex marito che aveva ingannato la moglie sulla propria situazione economica, affermando di essere stato costretto a vendere una società controllata divenendone lavoratore dipendente. Nel merito, veniva provato che l’ex marito era titolare di un cospicuo patrimonio e godeva di un tenore di vita elevato e che, quindi, le manovre finanziarie poste in essere dallo stesso rappresentassero stratagemmi per distrarre parte del proprio patrimonio in previsione della separazione. Per la prima sezione civile della S.C. sussistono “i presupposti del dolo processuale revocatorio, ai sensi dell'art. 395 n. 1 c.p.c., che si verificano, appunto, quando venga posta in essere intenzionalmente un'attività fraudolenta consistente in artifici o raggiri, diretti ed idonei a paralizzare o sviare la difesa avversaria e a impedire al giudice l'accertamento della verità, facendo apparire una situazione diversa da quella reale, e così pregiudicando l'esito del procedimento”. In sede di separazione dei coniugi – sia essa consensuale o giudiziale - ingannare l'altro coniuge circa la propria reale situazione economica, integra gli estremi per esperire efficacemente l’azione revocatoria.

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1 SETTEMBRE 2015
LICENZIAMENTO
La Corte di Cassazione con sentenza n. 11479/2015 si è pronunciata sul caso di un dipendente licenziato a mezzo di una lettera consegnata a mani, per la quale il lavoratore ha rifiutato di apporre la firma “per ricevuta”. In sostanza, la ditta datrice di lavoro, intendendo licenziare il proprio dipendente, lo convocava per consegnargli l’intimazione di licenziamento, con atto scritto da rimettere nelle mani del lavoratore. Sta di fatto che questi rifiutava di sottoscrivere l’atto di licenziamento, di talché il datore di lavoro provvedeva alla lettura del contenuto dell’intimazione del licenziamento, alla presenza di testimoni e del medesimo lavoratore. La Suprema Corte, nel ritenere illegittimo il licenziamento, ha ritenuto la prova testimoniale inammissibile ex art. 2725 cpv. c.c. “norma che non consente la prova testimoniale d'un contratto (o di un atto unilaterale, ex art. 1324 c.c.) di cui la legge preveda la forma scritta a pena di nullità se non nel caso indicato dal precedente art. 2724 c.c., n. 3, vale a dire quando il documento sia andato perduto senza colpa. Si tratta di divieto di testimonianza che ne importa inammissibilità rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio”.

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1 SETTEMBRE 2015
ESECUZIONE FORZATA
Tra le diverse e sostanziali modifiche introdotte dal decreto legge n. 83/2015, c.d. “d.l. fallimenti”, convertito definitivamente in legge lo scorso 5 agosto rilevano le importanti novità sul pignoramento di pensioni e stipendi. La riforma ha modificato, infatti, il limite massimo fissato “storicamente” nella misura del “quinto” novellando la disciplina stabilita dall’art. 545 c.p.c. ed elevando le soglie di impignorabilità di pensioni e stipendi. Il pignoramento delle pensioni L’art. 13 del d.l. n. 83/2015 ha introdotto un nuovo comma all’art. 545 c.p.c. prevedendo che “le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge”. Ciò significa che la parte di pensione, pari ad una volta e mezzo la misura dell’assegno sociale, sarà assolutamente impignorabile, rimanendo invece assoggettato al pignoramento, nei limiti del quinto, l’importo residuo (ossia quello risultante dalla differenza tra l’importo globale del trattamento una volta detratto quello dell’assegno sociale aumentato della metà). Il pignoramento degli stipendi Per quanto concerne il pignoramento degli stipendi, invece, l’ulteriore nuovo comma aggiunto all’art. 545 c.p.c. prevede che “le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento”, nel caso di accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al debitore, “possono essere pignorate, per l'importo eccedente il triplo dell'assegno sociale, quando l'accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento”. Se invece, l’accredito viene effettuato alla medesima data del pignoramento o in un momento successivo, “le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dal terzo, quarto, quinto e settimo comma, nonché dalle speciali disposizioni di legge”. Le stesse disposizioni si applicano sulle somme dovute “a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza” accreditate sul conto corrente bancario o postale del debitore.

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Le Collaborazioni

Collaborano con lo studio un Avvocato, nonché un Medico Legale, uno Psicologo, un Commercialista ed un Consulente del Lavoro.

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